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| Cancro e psicosomatica |
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La relazione tra la psicosomatica e il cancro è un tema controverso, molto complesso, soggetto a dispute accese e pareri anche completamente discordanti. L’aspetto immediatamente evidente è che, benché la scienza ufficiale sia giunta a provare l’importanza di certi fattori, esterni alla persona, scatenanti –prova che comunque non è misurabile se non come calcolo delle probabilità- il cancro ha un’eziologia estremamente complessa e impossibile da classificare. Entrano in gioco fattori esterni quanto interni, che concorrono a rendere insufficiente la risposta immunitaria e quindi la difesa contro lo sviluppo di masse “impazzite”; continuamente, infatti, ognuno di noi produce un certo numero di cellule cancerose, che vengono prontamente attaccate dai nostri soldati fisiologici. Se per qualche motivo le nostre difese immunitarie falliscono in questo compito vitale, si creano degli agglomerati di cellule cancerose delle quali conosciamo bene gli obiettivi autodistruttivi. L’aspetto che coinvolge la psicosomatica è proprio il carattere endogeno della malattia: il cancro si crea dall’interno, anche a partire da cause esogene (per esempio un papilloma virus che degenera): se le cellule cancerose hanno una natura autodistruttiva, e fanno parte dell’organismo, perché non pensare che sia l’organismo stesso a volersi autodistruggere? Di risposte esaurienti non ce ne sono. Tuttavia ormai è da più di mezzo secolo che se ne parla. La medicina scientifica segue il suo compito di cercare l’eziologia in qualcosa di misurabile e controllabile in laboratorio. Dall’altra parte, le discipline psicologiche e olistiche si preoccupano di guardare l’organismo umano come principale luogo dello sviluppo di malattie non infettive. Probabilmente, al di là delle controversie, è comunque un’emergenza immediata per la categoria degli “psi” immaginare che sia infinitamente più salutare condurre una vita di alta qualità emozionale e relazionale, circondandosi di autentici piaceri e di fonti di realizzazione personale e soddisfazione, anziché vivere con l’ansia delle minacce cancerogene, chiusi in una vita asfittica e sacrificale, senza piacere, senza gioia, ma salvaguardati dalle polveri sottili, dal fumo e dal cibo “infetto”. Il messaggio è: proviamo a vivere la vita con fiducia e abbandono. Probabilmente daremo meno motivazioni al nostro organismo di ammalarsi e suicidarsi. E se, in tutti i casi, accadrà, almeno questa vita ce la siamo assaporata e goduta.
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