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C'è un paticolare inconfondibile nello studio di ogni psicoanalista: il lettino. Può essere un divano, una chaise-longue, un letto vero e proprio, un materasso, una sdraio, ma è immancabile: l'oggetto ove il paziente si sdraia e "associa liberamente".
Le associazioni libere rappresentano il cuore della tecnica proposta da Freud allo scopo di liberare il materiale rimosso ingabbiato nell'inconscio. Il medico viennese aveva osservato che in posizione orizzontale le difese nevrotiche diminuivano, e dalla bocca del paziente emergevano molto più facilmente frammenti di verità sommersa dall'incoscienza. Dico frammenti perché per lo più il modo dell'inconscio di venire a galla è sottoforma di pezzi: lapsus, incongruenze, frasi che sfuggono al controllo cosciente, che arrivano alle labbra come schiaffi, nella sorpresa e nello sgomento.
A tutti sarà accaduto di lasciarsi andare in lunghe chiacchierate sdraiati sulla sabbia a guardare le stelle, con amici, amori, persino estranei. In quella posizione i pensieri emergono fluidamente, quasi liquidi, arrivano alle labbra e si trasormano in parole incontrollare, quasi sorprendenti, senza controllo, vergogna, contenimento. Le associazioni si liberano spontaneamente, i pensieri si incrociano, danzano a ritmo variabile a seconda delle immagini che arrivano, e tra gli interlocutori cala un velo di magia che rende tutto incantato.
Ecco, questo è grossomodo ciò che accade in psicoanalisi.
Ma non è tutto, anzi manca la parte più importante. Se il luogo del paziente è il lettino, l'analista dove si siede? La sedia dell'analista, con tutto l'analista, è invisibile al soggetto; l'interlocutore, seduto dietro di lui e lontano dai suoi occhi, vigila cosciente sul suo viaggio interiore e lo accompagna laddove c'è il dolore, per guardarlo finalmente in faccia. Il paziente parla e sente le sue parole come realizzazioni di una verità che sente egli stesso per la prima volta: i suoi pensieri si fanno significanti, egli ascolta e vibra con l'impatto forte della sorpresa e della rivelazione. Le risposte alla sofferenza arrivano quasi come dall'esterno, dall'atto di ascoltare se stessi mentre si svela la propria verità. In tal senso la tecnica psicoanalitica è diversa da tutte le altre psicoterapie, dove la relazione con l'altro è vis-à-vis e dove l'impatto con le proprie parole è meno potente. La psicoanalisi non valorizza solo la relazione, ma soprattutto la relazione che permette l'incontro con la verità inconscia. Ogni modello ha la sua bellezza, e lo psicoanalitico è quello che mette maggiormente il soggetto così di fronte alle parole che lo rappresentano. Il vero interlocutore è parlato dal paziente, è nel suono della voce che si perde nell'aria e raggiunge l'unica verità possibile, quella soggettiva, unica, che solo il soggetto può arrivare a conoscere. L'analista è quella guida che traccia le possibili direzioni verso la verità, in una relazione potente che assiste lentamente al crollo delle difese e all'incontro con le maglie della propria esistenza.
Parla con lo psicoanalista:
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