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Rispetto alle diverse discipine e modelli psicologici e psicoterapeutici, la psicoanalisi si distingue per un dettaglio appartenente a lei sola.
Prima del suo arrivo, alla fine dell'Ottocento con S. Freud, la psicologia si rifaceva ai modelli filosofico, medico-psichiatrico o spirituale, appoggiandosi al ragionamento speculativo, alla scienza o alla fede: i primi due, benché in modo completamente diverso, diretti ad una spiegazione razionale dell'animo umano, il terzo, al contrario, a ciò che non può essere conosciuto razionalmente.
Con la psicoanalisi, si rompe in parte la dipendenza della psicologia da altre discipline, e diventa un modello lei stessa, capace di mettere in crisi il primato della ragione sull'animo umano, tuttavia rendendo quest'ultimo conoscibile, parlabile.
Tutta la psicoanalisi fa perno sul concetto di inconscio. Inconscio è tutto ciò che appartiene al soggetto ma che non è accessibile alla coscienza.
Una normale conoscenza poco approfondita della storia della psicologia, comporta una grossa approssimazione rispetto a questo. "Inconscio" è una parola che è abbondantemente penetrata nel linguaggio comune, tanto da assimilarsi al concetto di inconsapevolezza. I due signiicati non sono sovrapponibili, almeno non immediatamente, non nel senso comune.
Il termine di inconscio è da connotarsi (simbolicamente) come un "luogo" ove risiede ciò che non vogliamo fare entrare nei nostri pensieri, un sorta di magazzino dove vanno a finire le scorie della nostra esistenza: scorie dolorose, sanguinose, pericolose; sono i nostri conflitti più profondi, che possono rendere l'esistenza difficile o addirittura impossibile.
Non tutte le terapie psicologiche sostanziano il modello dell'inconscio. Alcune lo negano, altre non lo considerano, altre lo sfiorano. La psicoanalisi ne fa il suo fondamento, la sua ricerca: il suo obiettivo è scoperchiare il labirinto sotterraneo che ci fa vivere come manichini mossi da un gioco invisibile, scoprire questo gioco, superarlo, cambiarlo. QUel gioco che ci fa vivere con la sensazione che qualcosa di "più forte di noi" ci spinge ad una esistenza sintomatica e infelice.
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