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RAFFAGNINO-OCCHINI:Il corpo e l’Altro PDF Stampa E-mail


















Commento di Zaira Di Mauro



Avevo più o meno 19 anni quando sono entrata a conoscenza degli studi sulla Comunicazione. Frequentavo un corso per grafici. Mi appassionai alla semiotica, al linguaggio, lessi “Pragmatica della Comunicazione Umana”: Poi l'Università fu un'occasione per approfondire sempre di più l'argomento, quasi tutte le mie materie complementari avevano un legame con esso. E così via fino ad oggi.

Questo libro riassume molte delle cose che ho incontrato in questi anni, in una visione organizzata e schematica che le rende facilmente fruibili e utilizzabili didatticamente.

Tuttavia non è il solo merito del libro, anzi probabilmente la suggestione è più quella di una riflessione ad un livello “meta” di ciò che la comunicazione non verbale, il corpo, noi stessi, possiamo trasmettere all'altro al di là della concettualizzazione  e del mondo verbali.

 

 

Il verbo

 

Il linguaggio verbale ci consente l'accesso al pensiero astratto. Il “concetto” è racchiuso all'interno di una scelta convenzionale che circoscrive un significato all'interno di una parola. La parola, il “verbo”, è dunque una possibilità comunicativa che permette a chi la usa di condividere un riferimento semantico.

 

Quando ero ragazza, fui molto colpita da certi miei modi emotivi di reagire a certe parole, al di là del loro significato; la mia reazione era oggettivamente esagerata, cioè mi accorsi che il significato convenzionale, condiviso, lo stravolgevo  per dare un altro senso, più vicino alla mia vita e a me. Per esempio, la parola “deludere” mi provocava una sospensione momentanea del respiro, tanto che la usavo io stessa molto raramente. Mi accorsi che invece per alcune persone fosse una parola usata molto agilmente, correntemente, anche in occasioni che per me erano profondamente inadeguate.

Capii che le parole, benché condivise, avessero un diverso e soggettivo significato per ognuno.

Cominciai ad accorgermi, allo stesso tempo, che dietro alle parole vi fossero cose non dette, o cose dette ma il cui significato era da trovare al di là. Scoprii che io stessa spesso, mentre parlavo, non davo nessun valore alle parole tout court, ma caricavo emotivamente la relazione cosicché il vero interesse non era in ciò che dicevo ma in ciò che ero e che mi sentivo in quel momento.

 

Gli studi poi mi hanno aiutato a capire cosa avveniva: la parola non è che un aspetto del linguaggio e della comunicazione. Noi siamo ciò che esprimiamo con tutto il nostro organismo, e non solo con la semantica del linguaggio verbale. Il nostro intero “esserci” si apre all'altro nella misura in cui ci esprimiamo. La parola, il verbo, dunque, non è che un aspetto, e neanche il predominante, del nostro essere-con-l'altro.

 

 

Mediazione e Immediatezza

 

L'ingresso nel mondo verbale, con tutti i vantaggi che ne conseguono, avviene creando una mediazione fra la nostra parte primitiva, emozionale, istintuale ed immediata, con l'alterità. La costruzione di un mondo dove è possibile intendersi è anche la costruzione di un mondo astratto, fatto di connessioni categoriali, matematiche, che consentono uno scarto d'errore abbastanza basso da riuscire a condividere una stessa realtà.

 

L'aspetto straordinario del linguaggio verbale, è la capacità di articolare ciò che c'è di primitivo in declinazioni e sfumature sempre più sottili e comunque condivisibili, cosicché un individuo, attraverso il ragionamento, può rendere l'altro partecipe dello stesso ragionamento, della medesima visione di mondo, delle particolarità di questa visione fino a sentire di potere condividere con lui qualsiasi cosa.

Eppure, come sappiamo, il verbo è per ognuno lievemente diverso nel suo significato, e fra un soggetto ed un altro resterà sempre uno scarto legato al diverso modo di categorizzare il mondo.

 

Inoltre, cosa che spesso non viene considerata, e che le autrici sottolineano con efficacia, la comunicazione non si attua soltanto con ciò che è detto ma soprattutto con ciò che è fatto. Tutto il corpo, l'organismo, l'anima, si attivano nella comunicazione. Ogni cosa che è detta è più volte ripetuta (o contraddetta) dal corpo. Il corpo si esprime, esattamente come le parole. Esso è maleducato, immediato, estremo. Non conosce mediazione, e parla senza interferenze. Esso sottende alla parte preverbale, emotiva, rettile, che dà anima al nostro discorso; ciò che diciamo, e soprattutto ciò che siamo, trova espressione nei movimenti, nei gesti, in tutto ciò che ci rende mobili e vivi, e a cui sottende la realtà di ciò che vogliamo comunicare all'altro e a noi stessi (cosa che spesso contraddice ciò che diciamo).

 

 

Riflessione

 

Personalmente, ho sempre avuto una grande affinità con il linguaggio verbale. Il mio corpo, da sportiva, lo conoscevo bene, ma non ho mai fatto attenzione al suo linguaggio. L'ho scoperto quando per la prima volta, in un lavoro gestaltico ho lasciato soltanto a lui lo spazio per esprimersi, e lì ho capito quanto il pensiero verbale, razionale, mi avesse allontanata dall'emozione originaria di me stessa.

Mi si è aperta la visione di due mondi che avevano camminato paralleli: quello dell'astrazione del pensiero, dei concetti, e quello del corpo, del contatto, della realtà materiale e fisica di me. Due mondi distinti, ognuno con le sue leggi e il suo funzionamento, dove ho compreso profondamente quanto il “mondo verbale” ossa allontanare dal centro di sé verso una riflessione astratta fatta di concetti e di concatenazioni di concetti, all'infinito, e anche quando sembra parlare di emozioni, lo fa utilizzando le stesse modalità.

 

Gli esercizi, che ho già avuto modo di utilizzare nel lavoro di gruppo, sono una possibilità di accesso e condivisione che porta alla coscienza di sé e a una comunicazione più consapevole.