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| S.GINGER: La Gestalt. Teoria del con-tatto emotivo |
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Complessità
Quando si cita la complessità, io mi emoziono. Sempre. Essa e’ esistenziale, ecologica, formale. Riguarda tutto ciò che e’ umano, in quanto la natura dell’uomo è complessa, paradossale, contraddittoria. Il paradosso e’ ineliminabile, per il fatto stesso che l’inconscio non conosce il “no”, e ogni esperienza esiste per noi anche rispetto al suo contrario.
Mettere insieme, concepire insieme la bellezza e la bruttezza, la bontà e la cattiveria, la tenerezza e l’aggressività’, vuol dire entrare in contatto con la natura umana e con se stessi liberi dalla paura di sentirsi “errati”, ma consapevoli che ogni uomo detiene in sé ogni aspetto, ogni sfumatura, ogni suono.
Molto bella la citazione sull’opposizione del sim-bolico al dia-bolico (nota 8, pag.123), quale incastro fra unificazione e separazione, come processi inesorabilmente inscindibili.
La Gestalt diventa allora il focolare di aperture mentali che riescono a concepire insieme i poli opposti di un senso, i paradossi che sostanziano il cosmo.
Tutto il libro viaggia all’unisono con una visione rotonda dell’Uomo. Una visione che lo accoglie in tutte le sue possibili sfumature, nelle angolazioni molteplici, nelle infinite ricette combinate da ingredienti la cui miscela porta a sapori sempre inaspettati. Non c’e’ un valore preordinato alla lettura dell’anima umana, se non lo stato stesso dell’anima umana, quale valore che significa tutto, in un a-priori che mette in forma il mondo dell’uomo. Il “trascendentale” da cui originano tutti i significati, che sono contraddittori nel momento stesso in cui sono concepiti, e che nel momento in cui diventano vita, fenomeno, diventano “dasein”.
Tuttavia, avverte Ginger, attenzione alle semplificazioni.
Complessità non e’ sinonimo di olismo.
A tal proposito, trovo avvincente la citazione del mio amato Morin, quando dice:
“Non deve esistere l’annientamento del tutto ad opera delle parti, ne’ delle parti ad opera del tutto. Il tutto non e’ tutto” (cit. Il metodo, p.120)
Olismo e parcellismo sono estremi insufficienti, che vorrebbero da soli rappresentare una visione esauriente di mondo, ma che non possono che essere vertici di vedute relative. Bisognerebbe essere coscienti dell’impossibilita’ di una visione esaustiva, circolare, contemporaneamente; ed essere capaci di scegliere con consapevolezza quale visione di mondo si vuole ritagliare (o costruire, direbbe Morin).
La forma della complessità
Questa per me e’ Gestalt: la messa in forma di un flusso esistenziale. La gestaltung come messa in forma che crea un senso al mondo.
Questo senso, per restare vivo, e’ un senso in movimento, in divenire, che mantiene la dinamica del flusso, come un processo che si trasforma mantenendo un’identità, che e’ appunto la sua gestalt.
Tale processo e’ alla base dell’adattamento dell’uomo nel mondo. E’ un processo creativo, specifico di ognuno, quale modo unico di essere-nel-mondo, che dará luogo al proprio “ stile personale” (Goodman).
L’irrigidimento di questo processo, l’ostacolamento al suo naturale fluire, porta alla sofferenza psicologica. Il contatto col mondo si vizia, e la gestaltung si pietrifica.
Il corpo
L’accettazione della contraddizione, porta a vivere le proprie emozioni contrastanti con armoniosa disinibizione.
Il corpo parla attraverso canali molto diversi: la parola, i movimenti, il rossore della pelle, il pulsare delle vene. Esso va ascoltato nel suo esistere nel qui e ora, nel fluire naturale dell’azione che si iscrive nella realtà attuale, presente. Esso contiene in sé tutto ciò che serve: il passato, il futuro, la memoria, il modo proprio di essere-nel-mondo, il proprio linguaggio, un codice genetico che si attua nello scorrere della vita. E’ capriccioso, bisognoso, desideroso, cambia umore, e’ il contatto col mondo e insieme l’organizzatore di se stesso. Percepisce l’ambiente e adatta se stesso alle circostanze. E’ un organismo costituito da un numero infinito di altri piccoli organismi, che vive all’interno di altri organismi concentrici:
“Il cervello comprenderebbe in totale circa 30 miliardi di neuroni…e ciascuno di questi neuroni e’ come un’autentica città” (p.192)
Il corpo si articola su un pentagramma esistenziale in armonia con l’Universo, congiunto ad esso dalla “struttura che connette” (Bateson).
Soltanto l’interruzione di una gestaltung può impedire questa musica all’unisono.
La terapia
Ginger pone l’accento sull’accezione positiva del termine terapia, riportandola al concetto originario di sviluppo personale, e non di guarigione da un malessere.
L’organismo e’ capace di portare avanti un ciclo di soddisfazione di un bisogno autonomamente. Può accadere tuttavia che il ciclo di interrompa, e l’organismo non raggiunga la soddisfazione. La Gestalt si pone l’obiettivo di chiudere questi cicli rimasti aperti, irrigiditi, pietrificati, e di consentire al flusso naturale complesso dell’organismo di ristabilirsi in armonia col tutto.
“Secondo lui (Perls), la nevrosi e’ conseguenza di gestalt incompiute, vale a dire di bisogni interrotti o non soddisfatti” (p.72)
O ancora:
“Idealmente, ogni seduta costituisce un tutto, venendo a chiudere una Gestalt incompiuta” (p.240)
L’incompiutezza del proprio dasein si riferisce naturalmente ad un modo proprio di ognuno di esserci, e non ad una modalità ideale di stare al mondo. Pertanto, la Gestalt valorizza in primo luogo l’espressione del mondo personale dell’individuo, delle sue proprie qualità esistenziali, del suo essere unico, creativo, originale, ovvero del suo modo di armonizzarsi col mondo:
“…non attraverso l’adattamento, ma al contrario, attraverso la capacità di inventare nuove forme” (Goldstein, cit.pag.17)
Essa si rivolge:
“…a qualsiasi persona (o organizzazione) che ricerchi una migliore espansione del proprio potenziale latente non un semplice star meglio, ma un “essere di più”, una migliore qualità di vita” (p.17).
Vivo la Gestalt come un pericoloso, audace invito a percorrere la strada imprevedibile e sorprendente della nostra irripetibile occasione d’esistenza.
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