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F.PERLS: L'io, la Fame, l'Aggressività PDF Stampa E-mail


Commenti di Zaira Di Mauro











Il cibo

  

Nutrimento, delizia, dovere, necessità, tentazione, e infinito altro. Il cibo diventa Me e con esso collaboriamo alla distribuzione energetica dell’Universo. 

Ho ritrovato una poesia scritta da me in giovane età:

 

Odoro

la mia solitudine

con questo cibo

che in bocca

diventa

molle.

 

Odo

il rumore dei denti

che lo

frantumano.

 

Il mio

silenzio

 

frantuma. 

 

Se il “Me” è un organismo, un campo vivo, ogni esperienza, ogni accadimento al suo interno dovrà avere un suo senso. L’argine, l’ “Io pelle”, circoscrive il limite entro cui il significato di ciò che accade rientra in una semantica generale del tutto. Il cibo si fa largo in noi, ma non resta altro da noi. Esso attraversa una storia in cui può permeare gli argini, e diventare parte del campo.

 

Secondo Perls dovremmo prestare maggiore consapevolezza alla ingestione di cibo. Sicuramente il nostro modo di alimentarci ha una sua grammatica rispetto all’organismo, e sicuramente c’è una reciprocità fra il metabolismo alimentare e quello esistenziale.

 

Eppure nutro dei dubbi circa l’ “attenzione” verso la masticazione e la defecazione, o meglio verso un’efficacia terapeutica.

Ricordo con chiarezza inclemente il mio masticare della poesia. Era un masticare tenace, vigoroso, attento. Ma comunque impregnato di un dolore asciutto, pieno di introversa coscienza di un vuoto incolmabile, di grande solitudine.

Pertanto, non so. Probabilmente l’accettazione della solitudine ontologica dell’Io è il primo passo per la salute mentale?

  

 

 

Dare e avere
 

Ogni cosa, ogni esperienza, segue lo stesso destino. Viene masticata, elaborata, digerita, assimilata, esplulsa nelle parti non utili. Beninteso,  non utili all’organismo, ma prossime ad una ulteriore trasformazione energetica fuori di esso: l’organismo cede all’ambiente ciò che egli non può elaborare, ma che rappresenta per l’ambiente una risorsa, un dono.

 

Probabilmente, prima di potere avvicendarsi in relazioni “genitali”, bisognerebbe –come sostiene Perls con la sua critica a Freud- imparare a conoscere l’ Io-bocca e l’ Io-ano. Forse è così.
O forse no?

 

Il vero olismo, quello complesso, batesoniano, circolare, implica anche la concezione delle parti come parti, oltre che come tutto. Forse ci sono luoghi dell’animo umano talmente complessi da essere insondabili, o forse semplicemente l’organismo funziona come un cosmo dove sussistono territori floridi e territori aridi, laddove l’aridità dei secondi non interferisce con  il rigoglio dei primi, ma dall’alto il territorio globale risente di disomogeneità.


Così, il dare anale e l’avere orale seguirebbero vie autonome rispetto alla reciprocità genitale? Se così fosse, dovremmo pensare che non esistono cause né conseguenze, e che l’organismo è creativo ogni volta che attraversa una fase del suo ciclo esistenziale.

In poche parole, sostengo che l’immaturità di una zona erogena non implica necessariamente l’immaturità  di altre zone erogene; ma certamente implicherà una sofferenza dell’organismo nel suo complesso.

 

L’avere equivale a lasciare che qualcosa di esterno penetri nel nostro organismo, nel nostro Me. Ciò può essere desiderato, ma in parte è anche una concessione.

Il dare, allo stesso modo, corrisponde ai due atteggiamenti opposti di espellere ma anche di donare.

Il cibo, inteso sia come alimento che come esperienza di vita, è nutrimento desiderabile ma anche terrifico. Esso in un certo senso ci trasforma, ci cambia, ci porta in un ciclo del divenire che si oppone allo status, alla quiete.

Ugualmente, le feci, reali o simboliche, sono lo scarto, ma sono anche humus per l’ambiente; ciò che rifiutiamo può ritornare nel cosmo ed essere assorbito da altri organismi, altre forme vitali o energetiche. E’ importante lasciare i flussi vitali scorrano liberamente in noi e fuori di noi, senza che si incistino patologicamente in corazze esistenziali soffocanti, mortificanti.

 

L’osmosi, la reciprocità col cosmo, è il giusto equilibrio fra il dare e l’avere, la giusta opportunità digestiva fra l’organismo e il nutrimento.

Probabilmente la nevrosi, la cattiva digestione, è un fatto irriducibile per l’uomo. Probabilmente il cosmo non potrà mai raggiungere una Gestaltung armoniosa.

Probabilmente un pizzico di “malattia” è ciò che rende l’individuo origine di un mondo unico e irriproducibile.

 


Intanto, però, voglio masticare un bel pezzo di carne con tutta la mia energia vitale. Sicuramente la poesia è anche in quello.