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Apatia: un po' come morire, o vivere come non si vuole PDF Stampa E-mail



Salve, sono ragazza di 19 anni che le aveva già scritto tempo fa ma non è uscita la pubblicazione sul sito.
Volevo dirle che da tempo ho perso la volontà di proiettarmi nel futuro  e di impegnarmi in qualcosa, mi ero iscritta all'università ma per me era come Una forzatura, qualche volta mi impegnavo, ma spesso mi illudevo di farlo e non me ne accorgevo neanche.

Il punto è che non sento di avere una coscienza, e il più delle volte non mi sento in colpa.
Potrei dire che sono una eterna bambina.
A volte ho episodi di un paio di giornate in cui mi riprendo, faccio le cose per me, con impegno, sono più sicura di me e più aperta e spontanea nelle relazioni.
Ho passato gli ultimi anni di liceo piuttosto male, ho avuto una depressione, per un po' volevo studiare ma proprio non riuscivo a concentrarmi, a ricordare, a pensare, a ragionare, poi quando ne sono uscita ho cominciato a negare la realtà, già allora sapevo che non volevo nè laurearmi, nè trovare un lavoro ,niente,  e ho fatto la maturità forzata dagli altri.
Seguo uno psicoterapeuta junghiano da circa 3 anni,ho imparato delle cose durante questo percorso ma continuo a non uscirne...e io so che questa situazione non si risolverà fin quando non sarò io ad accettare di voler essere una persona con dei valori, mi rifiuto di acquisirli, nonostante da piccola avessi ideali di giustizia, equità, rispetto molto forti e radicati in me, ero io la prima a dare e impegnarmi e pretendevo anche dagli altri il rispetto.


A volte mi impegno di nuovo, davvero ,ma poi all'improvviso mi arriva una sensazione strana, più forte di me, arriva come un mostro e mi rovina tutto: "io non voglio fare queste cose,non voglio essere qui e" e mi prende un' apatia totale.
Perdo le energie,non c'è più tensione verso niente,ho forse sono io a negarmi ogni cosa dal momento che non mi responsabilizzo.

Adesso è da un po'che ho iniziato a mangiare schifezze a non finire, e io ero una salutista in passato, avevo trovato un benessere interiore nel cibarmi in modo sano e nel praticare attività fisica.
Adesso non volendo pensare al mio futuro mi dico:che senso ha pensare al mio presente sapendo che non voglio costruire?

Ho preso 8kg nel giro di pochi mesi,non esco qusai di casa,ogni tanto penso mi deprimo,ogni tanto divento agreesiva, spesso vorrei uccidermi o scappare,qualche volta dopo lunghe riflessioni mi riprendo,ma dopo massimo 2 giorni arriva quella sensazione e l'apatia.
Grazie

Cara V.,
mi spiace non averti risposto in passato, purtroppo può succedere che per qualche lettera la risposta possa arrivare un po' tardi. Hai fatto bene a riscrivermi.
Dall'esperienza clinica mi arriva una forte considerazione: l'apatia è una delle peggiori reazioni psicologiche alla vita, una delle più ostiche da combattere. Ti dico questo perché mentre rabbia, dolore, grandi manie, forti sintomi, si esprimono con furore, facendo rumore e chiamando aiuto, l'apatia agisce nel silenzio, sotterraneamente, e lentamente divora la forza di sperare e allontana dalla vita.
 
Eppure, ti sembrerà strano, tutte le forme di inerzia, noia, accidia, sconforto, rassegnazione, sono espressioni stravolte di aggressività; un'aggressività così forte e devastante, che diventa passiva: "Tanto, non c'è niente da fare". L'aggressività è proiettata sul mondo, e tu sei la vittima di una vita che non avrà mai senso.
 
Sai come avviene? il dolore è così grande, che lo attenuo per sentirlo di meno, ma per attenuare il dolore devo attenuare tutto il resto: così non sento più nulla, nessuna emozione, nessun dolore, gioia, paura, fastidio, dispiacere, e se non sento più nulla, non rischio nulla. E la vita si assottiglia fino a passare inosservata, nascosta dietro un narcotico strato di ciccia.
 
I pazienti come te sono i più difficili, sai? perché non lottano, non faticano, non piangono, non urlano. La vita è già segnata, con una rassegnazione mortifera.
 
Solo tu puoi aiutarti ad uscirne, nella consapevolezza di questo gioco perverso e con la forza di interromperlo. Il tuo terapeuta potrà aiutarti, ma solo se glielo permetterai, decidendo di vivere e di titare fuori le tue verità, la tua rabbia, la tua sofferenza, le tue paure, il tuo vuoto, i tuoi pieni, per scoprire i tuoi veri, veri bisogni e desideri. Saranno loro la tua identità.

Non dei impegnarti a fare ciò che credi giusto, ma sforzarti di uscire dal sistema di idee altrui sulla tua vita. 
Lascia perdere gli ideali astratti e concentrati su ciò che è giusto per te: è l'unico impegno che ha veramente utilità. Perché solo quello che è gusto per te, è veramente giusto per te.

Cerca di trovare il luogo di questo universo che è comodo per chi sei tu.
E ricordati che, per te, tu hai valore, tuo malgrado.