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| Se il figlio adolescente lamenta un problema e poi non ne parla |
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Cara Serenapurtroppo la tua lettera è troppo sintetica, poco chiara, e manca di una vera domanda. Tuttavia ho deciso di pubblicarla comunue, perché tratta un tema molto serio e presente nelle famiglie: come ci si deve comportare di fronte ad un membro che presenta un problema?
Innanzitutto chiaramente bisogna considerare chi ha il problema. Un genitore è ben diverso da un figlio adolescente, e altrettanto da un figlio adulto.
Parlando del vostro caso, mi racconti che tuo fratello allarma con una mezza confessione, e poi ritira il braccio dopo aver lanciato la palla. Non ti sembra un po' bizzarro? se avese voluto tenervi nascoste le sue questioni, non avrebbe aperto bocca. Invece crea il caos e poi si nasconde. Mi embra un'evidente richiamo di attenzione; e questo non deve essere affatto trascurato. Ma con un ragazzo di 17 anni non funzionano le domande dirette: se davvero c'è un problema, prima o poi ve ne parlerà di sua volontà. I motivi del suo silenzio possono essere tanti: la vergogna, la paura che il suo sia un problema da poco, la sensazione di essere debole, la voglia di provocarvi e farvi preoccupare. In ognuno di questi casi emerge il conflitto tra il bisogno di attenzioni e il rifiuto.
Che fare?
Per esempio stargli vicino in altro modo, fare delle cose con lui, parlare di calcio o delle sue passioni, creare un clima favorevole a che lui senta il desiderio di aprirsi di più; ma senza violenze né domande dirette.
E' un momento della vita in cui si sente il bisogno di sentirsi già adulti e autonomi rispetto alla famiglia ma nella sostanza il bisogno permane ed è sostanziale. Le domande dirette hanno l'effetto di sbattere in faccia al ragazzo il suo bisogno e la sua vulnerabilità.
Tutto chiaro?
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Cara Serena