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| Psicoterapia individuale dei coniugi dallo stesso psicoterapeuta? |
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Il motivo per cui è preferibile non prendere in cura individuale due persone affettivamente molto vicine è prprio per evitare che organo problematihe come quelle che sta vivendo lei: senso di esclusione, preferenza, fantasie transferali di ogni tipo.
La questione non è legale, ma deontologica; non ci sono né sanzioni né disposizioni penali né simili, la faccenda ha a che fare con alcune precauzioni fondamentali discusse e accettate nel mondo della psicologia e salvaguardate dall'Ordine.
Questo vuol dire che la collega non è "fuorilegge" rispetto alla sua scelta. Immagino che lei pensasse di potere controllare e gestire la cosa senza innescare meccanismi pericolosi. Purtroppo è molto difficile, perché i risvolti sono imprevedibili. Di solito è preferibile collaborare con un collega a cui inviare l'altra persona, con cui si possa collaborare e confrontarsi; io ad esempio lo faccio con il mio compagno/collega, di cui ho la fiducia massima e che per fortuna lavora anche lui a Milano, amo come lo fa e abbiamo soprattutto la possibilità di un conffronto ottimale, di un lavoro incrociato. Per noi è una grande facilitazione, e per certi versi posso capire le difficoltà di chi non ha colleghi di massima fiducia e stimcon cui collaborare: non sempre è la voglia di accaparrarsi clienti, spesso è la difficoltà a delegare, affidarsi ad altri, un po' anche volere dare il meglio possibile ai propri pazienti per cui meglio far da soli che allargarsi a persone, per esempio, con uno stile incompatibile al proprio, eccetera eccetera. Non è facile trovare una soluzione soddisfacente per evitare questi pasticci emotivi nei pazienti.
Tuttavia, credo che il problema possa essere da lei espresso e affrontato insieme alla sua psicoterapeuta. Qualsiasi problematica venga fuori in terapia va discussa e lavorata: è molto importante e fa parte della cura. Dica pure alla collega del suo disagio e del suo senso di esclusione. Parlatene, affinché la sua verità venga alla superficie, soprattutto in un luogo, quello terapeutico, dove la verità ha il diritto massimo. Potrebbe anche scoprire un'esagerazione delle sue fantasie, e magari che la sua psicoterapeuta in realtà ha un atteggiamento neutrale. Oppure sentire la conferma delle sue paure, chissà. In ogni caso parlarne va al di là di scoprire la verità, e ha a che fare con l'aprire le porte della propria verità all'interno della relazione. Quale relazione migliore che quella di cura? Lo faccia in ogni caso, prima di prendere qualsiasi decisione. Se poi comunque non dovesse sentirsela più di continuare, avrà chiuso un ciclo di vita senza sbavature, Se vorrà, ci racconti pure come andrà. La sua esperienza sarà utile ai lettori.
Auguri per entrambi come coppia e per la famiglia.
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Devo dire che nutro grossi dubbi ogni giorno di più su
Tuttavia, credo che il problema possa essere da lei espresso e affrontato insieme alla sua psicoterapeuta. Qualsiasi problematica venga fuori in terapia va discussa e lavorata: è molto importante e fa parte della cura. Dica pure alla collega del suo disagio e del suo senso di esclusione. Parlatene, affinché la sua verità venga alla superficie, soprattutto in un luogo, quello terapeutico, dove la verità ha il diritto massimo.