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| Stare vicino ad un ipocondriaco |
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Quello di cui lei mi parla è probabilmente un disturbo di ipocondria. Non è facile stare al fianco di chi ne soffre. La persona è realmente spaventata, non recita e non può fare a meno di prendere delle misure preventive né di pensarci continuamente.
I pensieri ipocondriaci, però, nascondono un disagio psichico che non è meno importante, anzi. Concentrandosi su quelle fisiche, il soggetto evita di prendere contatto con le proprie vulnerabilità psicologiche. Ovviamente non si tratta di una scelta cosciente, la persona non è consapevolmente responsabile dello "spostamento". Ciò accade probabilmente perché il dolore fisico è più immediato, più diretto, e soprattutto è avvertito paradossalmente con più oggettività: non siamo responsabili dei mali fisici, mentre lo siamo di quelli dell'anima.
Entrare in contatto con il dolore emozionale, affettivo, equivale a cogliere il significato della propria vita, per viverlo pienamente, trasformarlo, avvicinarlo a ciò che noi vogliamo; ma diventa necessario vedere in faccia questo significato, la sua sofferenza, la sua storia, la sua invadenza, e non sempre siamo disposti a farlo, oppure non sappiamo come farlo.Come comportarsi?
Purtroppo il partner o le persone care non possono fare molto. Il disagio non si può alleviare, almeno non quello fisico. Sicuramente è importante la presenza fisica, la dolcezza, la comprensione. Sminuire le ansie può essere controproducente, anche se è importante non alimentarle. Dar troppo peso ai sintomi fisici serve solo ad aiutare la persona a non affrontare il reale problema; nello stesso tempo il sintomo fisico è ciò che lui sente, pertanto anche far finta che non esista è delirante.
Quello che posso dirle è di star vicino a quest'uomo, ascoltarlo, farlo parlare, senza per questo vivere le sue ansie. Cercare di individuare insieme a lui quali possono essere le sofferenze alla base di tutto. Dovrebbe anche evitare di farsi troppo "tirare dentro" queste problematiche, esprimere con coraggio e serenità i suoi limiti e il fatto che, inevitabilmente, non può far miracoli per nessuno e solo lui può davvero aiutarsi. Anche per questo, infine, consigliargli un percorso di psicoterapia, che però avrebbe senso solo a condizione di una scelta autonoma e convinta da parte sua.
Buon tutto
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Buongiorno dottoressa, volevo sapere qual'è il comportamento da tenere con un partner cardiofobico.
Entrare in contatto con il dolore emozionale, affettivo, equivale a cogliere il significato della propria vita, per viverlo pienamente, trasformarlo, avvicinarlo a ciò che noi vogliamo; ma diventa necessario vedere in faccia questo significato, la sua sofferenza, la sua storia, la sua invadenza, e non sempre siamo disposti a farlo, oppure non sappiamo come farlo.