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| Differenziarsi dalla madre |
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Cara ragazza,i tuoi racconti sono complessi e trasuda una grande sofferenza, oltre che un senso di angoscia. Forse le vicissitudini sotterranee, di ui magari tu non sei a conoscenza, in particolare quelle intime, vissute tra sé e sé, di ognuno di voi, fanno sì che la tua non sia una famiglia soltanto "armoniosa".
E' molto difficile accogliere il dolore degli altri, soprattutto dei consanguinei, senza restare impantanati. Tua mamma probabilmente non ha molto digerito l'imposizione di tuo padre, subita con impotenza. A farne le spese, siete tutti, non solo lei. Ma la vostra storia è andata così, non in un altro modo, per cui adesso è inutile rinvangare le decisioni del passato: bisogna andare avanti.
Purtroppo, cara P., non puoi fare molto per tua madre. Ognuno è responsabile di sé, e deve principalmente pensare a sé. Adesso sei una donna, e hai il diritto di decidere tu sulla tua vita. La tua vita è solo tua, di nessun altro. I figli non sono prolungamenti funzionali dei genitori. Sono vite autonome, che decidono per sé. Il livore di tua madre non lo puoi risolvere; soltanto lei può fare qualcosa per se stessa. L'unica cosa che ti compete è concentrarti sulla tua vita, e accettare che i tuoi genitori vivano la loro come meglio credono.
E' il momento per te di trovare te stessa. Di scoprire la tua morale, il tuo equilibrio tra dovere e piacere, la tua direzione, al di là degli insegnamenti genitoriali. La famiglia ci dà uno sfondo entro cui sviluppare la nostra esistenza, che è solo una delle infinite possibilità. Da adulti, il nostro compito è quello di mettere in discussione le certezze apprese, a scoprire chi veramente siamo. Prendere dai nostri genitori quello che ci serve, ed il resto "buttarlo", con serenità e amore.
E' importante per te entrare in contatto con le emozioni reali che provi verso di loro. Immagino ci sia rabbia, amore, disperazione, rifiuto, desiderio. Soltanto passando attraverso la verità delle nostre emozioni, anche le peggiori (come l'odio) possiamo veramente perdonare, e amare senza condizioni. Accettare tua madre, vuol dire accoglierla con i suoi limiti, il suo livore, la sua tristezza, ma in un modo nuovo, che non ti tolga energie, e anzi te le restituisca con la forma della tua identità, diversa dalla sua.
Lo capisco: accettare che i nostri genitori non siano "felici" sembra impossibile. Sentiamo il dovere di aiutarli; ma è una follia. Nessuno può aiutare nessuno, se l'aiuto non è richiesto. Tua madre ha scelto di vivere come vive, tu non puoi farci nulla. Puoi solo amarla, e accettarla così com'è. Intanto, sviluppare la tua vita e la tua identità, che è solo tua.
L'episodio dei 20 euro è emblematico di qualcosa di intensamente doloroso. Va al di là del ragionamento, per cui piuttosto che sentirti ferita, forse è più opportuno che t inizi a guardare tua mamma con occhi di preoccupata dolcezza. Mettiti nelle sue vesti, non pensare a te e al rifiuto che senti da parte sua. prova ad immaginare cosa possa portare una donna ad una macchinazione così labirintica. Non ci sei più tu, né rabbia nei tuoi confronti, ma una sofferenza che toglie il lume della ragionevolezza.
Per far questo, cara P., ti consiglio vivamente di prenderti una casetta tutta per te, allontanarti da quella casa che rende tutto molto più difficile.
E se ti capitano dei lavori lontani, che ti appetiscono, pensaci bene. Non rinunciare alle cose che ami, come ha fatto tua madre: come hai imparato da lei, la rinuncia porta solo rancore e infelicità.
I figli non sono infermieri, sono persone. Poi, nella vita, ci si arrangia, le soluzioni si trovano. Ma a 28 anni non puoi vivere come se ne avessi già 60.
Forse qualche incontro con uno Psicoterapeuta potrebbe giovarti, per fare chiarezza sui tuoi conflitti profondi.
Dal canto mio, ti faccio tanti auguri.
Grazie mille per la risposta, dottoressa. Ho notato che i suoi pareri e consigli collimano con quelli che sono, ormai da qualche anno, i miei pensieri riguardo alla situazione con mia madre, ovvero che molto possa dipendere da quella rinuncia forzata che lei ha dovuto compiere su pressione di mio padre e che arrivati a questo punto l'andarmene dalla casa dei miei genitori sia forse l'unica soluzione per poter vivere appieno la mia vita, ma più che altro la mia personalità. Sto tenendo duro continuando a vivere con i miei solo perché entro un paio d'anni il mio ragazzo ed io abbiamo intenzione di sposarci. L'idea di voler trovare una "soluzione" era anche perché, forse non l'ho ben specificato nell'altra lettera, mia mamma ha spesso questi atteggiamenti rabbiosi (che lei nasconde, secondo me, dietro la scusa del voler essere sempre sincera, rigorosa e precisa) anche con mia nonna (sua madre) e, molto più raramente, con mio papà. Penso che la rabbia che sfoga con la nonna sia dovuta al fatto che dopo essere rimasta vedova giovane, dopo un po' di anni mia nonna ha incontrato una persona con la quale si è poi risposata e mia madre non ha mai accettato questo fatto, che lei ha visto come un tradimento di mia nonna nei confronti di suo padre che era morto e al quale lei era legatissima, tant'è che quando questo mio "secondo nonno" è morto tre anni fa e mia nonna sembrava avercela col mondo intero perché come è naturale che sia quando si perde una persona cara soffriva, mia madre invece di aiutarla con modi affettuosi, la scuoteva bruscamente, provocando così una reazione totalmente contraria da parte della nonna. In effetti, come dice lei, anch'io penso che mia madre abbia dei conflitti intimi con se stessa che non è mai riuscita a risolvere o perlomeno ad accettare. Qualche anno fa, durante una delle nostre discussioni, quelle in cui avevo ancora la forza, ma soprattutto in cui avevo ancora la speranza che potessi farle ascoltare anche le mie ragioni e i miei pensieri, le proposi di andare da uno psicologo, inutile star qui a dire quale fu la sua reazione, gliela lascio ben immaginare. Ho riprovato poi un'altra volta, in un momento di calma, dato che lei stessa aveva tirato fuori l'argomento del secondo matrimonio di mia nonna che a lei non era mai andato giù, presi la palla al balzo e molto pacatamente e dolcemente le chiesi se all'epoca non aveva mai pensato magari di affrontare quest'episodio con un qualche esperto, ma anche qui è stato un buco nell'acqua: la sua risposta fu che lei non aveva bisogno di niente e di nessuno ma casomai ad andare a farsi psicologare sarebbe dovuta essere la nonna che se fosse stata più ragionevole avrebbe guardato anche alla sua di opinione e non si sarebbe mai risposata. Anche per me stessa ho pensato ancora di rivolgermi ad un terapeuta, però poi nella vita, soprattutto negli anni universitari, ho avuto la fortuna di conoscere persone che mi sono state indirettamente di grande aiuto, che mi hanno coinvolto in esperienze attraverso le quali ho potuto far uscire la vera persona che sono, facendomi conoscere aspetti del mio carattere che nemmeno immaginavo di avere e devo ammettere di essermi rafforzata molto. Questo mi ha portato anche ad essere più "amorevole" nei confronti di mia mamma, a a far sì che mi impegnassi ad andarle maggiormente incontro ad aprirmi di più con lei, però, come detto, la situazione non è migliorata purtroppo. Evidentemente è come dice lei, devo cercare di riuscire a capire ed immaginare cosa possa portarla a reagire con così tanta rabbia anche di fronte ad episodi banali, anche se penso che per la mia sensibilità sarà una cosa non facile, perché quasi mi sembra che il suo comportamento trascenda qualsiasi tipo di logica umana. Intanto la ringrazio ancora per l'aiuto! P.S. complimenti per l'idea di questo sito, lo seguo da un po' di tempo, anche leggere i pensieri e i problemi di altre persone, anche se molto diversi da quelli di chi legge, lo trovo interessante ed utile! grazie. |





Cara ragazza,