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| Genitori e autorità |
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sono moglie e madre di 3figli. è una lotta continua .....per tutto....anche con mio marito che non mi sostiene...non mi aiuta....DEVO LOTTARE ANCHE PER FAR FARE I COMPITI ai piccoli.... quando vado ai collooqui con gli insegnanti, mi sento IMPOTENTE OLTRE CHE ATTACCATA ED INCOLPATA da insinuazioni sul fatto che io non segua e controlli i ragazzi....sembra che sia io la colpevole dell'andamento dei ragazzi....anche se spiego alle insegnanti che mi dicono bugie......... fatto sta........che io sono ESASPERATA!!!!!!! TANTE VOLTE....TANTE....HO VOGLIA DI SCAPPARE VIA LONTANA DAI MIEI FIGLI Cara moglie e madre,mi rendo conto che la situazione deve essere davvero difficile per lei, e sento tutto il suo disorientamento.
Non mi ha scritto l'età dei suoi figli. Non è un dettaglio, può essere un deterrente importante.
Ipotizzo siano tre età diverse, tra le quali una adolescenziale.
Come ho già scritto altrove, si tratta di un'età di grande ribellione e stravolgimento, per cui non fare quello che dice la mamma è la prima regola da seguire.
I fratelli più piccoli reagiscono a questo in vari modi; una è proprio l'imitazione.
Il punto però secondo me non è la ribellione dei figli, ma il limite: e questo devono darlo i genitori.
I figli sono come spugne che assorbono la cultura che arriva dalla madre e dal padre, cioè si formano a partire da come i genitori impostano l'educazione. Si tratta però di un assorbimento attivo, cioè a loro volta i figli elaborano ciò che arriva e lo fanno proprio, con una forte dose di soggettività.
Un figlio ha bisogno di sentire nel genitore una forte autorità, ovvero deve esperire un limite oltre il quale non deve azzardarsi ad andare. Questo forma la sua struttura morale e la sua solidiità affettiva e relazionale. Da grande deciderà se conservare o trasformare questi insegnamenti, ma da bambino gli sono necessari per sentirsi alle spalle uno sfondo sicuro dove improntare le sue azioni.
Non serve essere rigidi su tutto, anzi è controproducente. Ma è necessario scegliere dei punti fondamentali su cui non transigere, ovvero su cui essere (quasi) assoluti. Per esempio, impegnarsi a scuola potrebbe essere uno di questi punti. Qualora il ragazzo non stesse dentro la regola, il genitore ha il compito di redarguirlo con severità, costi quel che costi. L'autorità corrisponde e si sovrappone alla responsabilità su una persona, ed è un sentimento: bisogna sentirlo profondamente, e crederci. Altrimenti, il ragazzo se ne accorge e troverà il modo di trasgredire.
La sparata di suo figlio sul calcio non avrebbe dovuto ferirvi, ma farvi ragionare: vostro figlio ha capito i vostri punti deboli, e li usa.
Il mio consiglio è quello di restare saldi sulle vostre punizioni, a costo di renderle severe fino all'insopportazione. Non siate petulanti su ogni cosa: i figli non possono essere fotocopie di come li vorremmo. Ma siate rigorosissimi sulle cose che ritenete più importanti; e su quelle, nessuna clemenza. In casa devono comandare i genitori, non i figli.
Per far questo, è importante che vi alleiate. Senza un'alleanza tra voi, non ci saranno risultati. Se vi riesce difficile, potete anche portare avanti una terapia di coppia, che senz'altro vi darebbe un aiuto concreto.
Inoltre, e forse è la cosa più importante, parlate con i vostri figli (oltre che tra voi due). Parlare non vuol dire fare il terzo grado, ma ascoltare, cercare davvero di capire senza giudicare, accompagnare senza invadere. Pensate a cosa da ragazzi vi sareste aspettato dai vostri genitori. E pensatelo con la testa di allora, non di ora.
Buona fortuna.
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Gentile dottoressa
Cara moglie e madre,