RokSlideshow
| Andar via per sé, o restare per la famiglia? |
|
|
|
|
Mi sembra di capire che il suo è un conflitto tra il proseguire la sua vita nella scoperta di nuove possibilità d'esperienza, o il continuarla nella sicurezza affettiva familiare e conosciuta.Non esiste colpa nel voler vivere la propria vita in un modo o in un altro, a meno che non si abbiano figli minorenni, per i quali anche legalmente siamo responsabili (oltre che moralmente). Ma da ciò che scrive, se parla di nipoti immagino che siano più che maggiorenni, a meno che non si tratti di figli di fratelli.
Voler bene a qualcuno non deve essere in contrasto con la soddisfazione di propri bisogni o desideri, ma anzi in qualche modo le due cose devono incrociarsi fino a coincidere. Soltanto nella libertà di potersi esprimere liberamente si può godere davvero delle relazioni; diversamente, ci infiliamo in una prigione di insofferenza e rancore sotterraneo.
Insomma, soltanto se asseconderà le sue spinte vitali potrà essere una madre e una nonna (o zia) felice e capace di trasmettere felicità. Segua le sue richieste interiori, che la porteranno a cercare la sua verità e forse a volte ad incrociarla, sfiorarla, vederla da vicino. Dovrà capire da sé se andare in un'altra città le darà davvero più serenità, o se neanche lì c'è quello che cerca. Mi colpisce la sua frase: "forse non vuoi moltoooooo bene a loro,e quindi vuoi andare via"; chissà cosa cela. Escludo l'ovvio ovvero che lei non voglia bene ai suoi cari. Lo escludo non moralmente, ma proprio per come è costruita la frase. Sento piuttosto odore di senso del dovere e di colpa.
Si liberi dalla zavorra di luoghi comuni che vogliono le madri perennemente dedite ai figli, i quali sono adulti e se la cavano benissimo, e si goda la vita.
![]() |





Mi sembra di capire che il suo è un conflitto tra il proseguire la sua vita nella scoperta di nuove possibilità d'esperienza, o il continuarla nella sicurezza affettiva familiare e conosciuta.