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| Ade: la licenza dei poeti |
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Oppure, diventiamo frequentatori abituali. Presso i Greci, si pensava che soltanto gli eroi e gli artisti potessero avvicinarsi alle ombre, avere accesso all’Ade senza morirne. Essi erano portatori della sacralità della verità, e conoscevano i riti sacrificali per avvicendarsi nelle tenebre. L’arte, la poesia: unico contatto con il nostro sotterraneo. Bruciano, ma non uccidono. L’artista vive in uno stato di morte-vita costante, è sempre ad un passo dall’inferno, in un’incessante andata e ritorno. Portatore di verità universale, trascende se stesso, e lo fa nel paradosso: toccando il proprio reale. La poesia trasforma la verità soggettiva e la rende universale. Ma come abbiamo detto il reale non po’ essere guardato in faccia. Come Medusa: se lo guardi negli occhi ti pietrifica. La poesia ha il dono dell’ “approssimazione (7)”, che rende la verità accessibile alla coscienza:
O vergini, o demòni, mostri, martiri, grandi spiriti spregiatori della realtà, assetate d'infinito, devote o baccanti, piene ora di gridi ora di pianti, (Da “Donne dannate”, C. Baudelaire)
7 Bion: la Verità è inaccessibile. La conoscenza è un’approssimazione alla verità. |




