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E' una cosa che accade frequentemente: ad un certo punto della vita, ci si accorge, pur avendo avuto parecchie storie amorose, di essersi innamorati praticamente sempre della stessa persona. O meglio, dello stesso tipo di persona.
Chi si ritrova sempre con uomini violenti, chi con donne vittimiste, chi con persone dominanti e autoritarie.
La cosa strabiliante è che, apparentemente, costoro sembrerebbero individui completamente diversi, soprattutto all'inizio. Ma ecco che, dopo un po', si trasformano nel solito cliché.
Perché?
Ci sono due cose da sottolineare.
La prima, è che noi siamo straordinariamente capaci di riconoscere "il nostro personaggio", anche dietro un'apparenza opposta. Abbiamo delle antenne sensibilissime, e inconsapevolmente andiamo a caccia proprio di lui.
La seconda, molto interessante, è che l'insieme delle due persone faccia emergere parti dell'altro latenti, che a vlte non erano mai venute fuori. Così, ad esempio, io che cerco l'uomo "zerbino", metterò in atto una serie di comportamenti manipolativi che aiuteranno l'altro a tirar fuori proprio quella parte, anche se finora è sempre stato un uomo dominante.
Il punto nodale è il rapporto con la famiglia di origine. Durante l'infanzia e la giovinezza, stabiliamo con i genitori degli schemi relazionali che tendiamo a ripetere anche nell'età adulta col nostro partner. La parte dolente è che molto spesso si tratta di schemi relazionali disfunzionali e patologici, che ci rendono la vita difficile e piena di sofferenza.
Come uscirne?
Non è facile, ma non impossibile. Bisogna innanzitutto prenderne consapevolezza, aver voglia di superare, e infine mettere in discussione gli schemi rigidi per accoglierne di nuovi. Un percorso di Psicoterapia aiuta molto; ma a condizione che la persona davvero abbia voglia di mettersi in gioco con se stessa.
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